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“Cenni storici” 
 
La genesi di quest’arte risale intorno all’anno mille e la sua evoluzione prosegue per tutto il periodo dell’epopea feudale giapponese, raccontata e cantata in romanzi, storie e film che hanno dipinto in Occidente la figura del nobile guerriero (bushi), o samurai (uomo che serve). 
Questa scuola si è tramandata nel segreto  per quasi un millennio all’interno della famiglia Takeda. 
Tra le arti militari che il clan Takeda già insegnava nel 1087 vi erano l’arco, l’equitazione, la lancia, l’alabarda, la spada, la strategia militare (impianti idrici, scavi,e fortificazioni) ed ovviamente anche il combattimento corpo a corpo, che si dice fosse stato adottato dagli avi di Minamoto Yoriyoshi (padre del fondatore dell’arte) derivandolo dalla Tegoi (forma di lotta autoctona ancor più antica da cui pare abbia tratto origine anche il sumo). Già in epoca Heian (794-1195) fu codificata e documentata la struttura delle prime tecniche di ciò che poi sarebbe divenuto il Daito-ryu aikijujutsu e già qui si trova una notevole attenzione verso quell’uso armonico dell’energia, che in epoca successiva (Edo, 1603-1867) era già nota con il nome di “aiki-in-yo-ho” (dottrina dello spirito basata sullo yin-yang). 
Il nome del clan Takeda ricorre nella storia giapponese ed i suoi personaggi rispecchiano il carattere indomito e risoluto dei guerrieri (bushi). I fatti d’arme di questo clan si rincorrono e s’intrecciano nelle vicissitudini militari e politiche del paese. 
La tradizione orale del daito-ryu aikijujutsu attribuisce l’origine dell’arte a Yoshimitsu Minamoto (1057-1127), terzo figlio di Yoriyoshi Minamoto discendente della quinta generazione dell’imperatore del Giappone, della dinastia Minamoto, Fujiwara Seiwa (850-881). 
 
Minamoto Yoshimitsu  Minamoto Yoshiie  Minamoto YoshitsuneMinamoto Yoritomo 
 
Il clan Minamoto era uno dei maggiori del Giappone e Yoriyoshi Minamoto, principe ereditario (daymio) della provincia di Chinjufu era stato inviato dall’imperatore a sedare una rivolta del clan Abe. La guerra durò 11 anni (1051-1062) fino a quando Sadatou Abe fu sconfitto nella battaglia di Yakata Koromogawa. Successivamente i figli di Yoriyoshi combatterono nella guerra Gosannen (1083-1087) contro il clan Kiyohara. Essendo Minamoto Yoshiie (uno dei figli) in difficoltà, fu raggiunto dal fratello Yoshimitsu ed insieme espugnarono la fortezza di Kanazawa. 
Dei due si racconta la ferocia e l’innovativo approccio “scientifico” all’arte marziale: avrebbero, infatti, sezionato i cadaveri dei nemici sconfitti per meglio comprendere il funzionamento delle articolazioni che erano coinvolte nelle tecniche di slogatura (kansetsu) proprie dell’aikijujutsu di cui era maestro Yoshimitsu. 
Yoshimitsu era il signore del castello di Daito (da cui deriva il nome dell’arte), ma il figlio Yoshikiyo al termine della guerra si trasferì a Takeda, nella provincia di Kai, dove assunse il nome di Yoshikiyo Takeda. 
 
I documenti certi (anche non di proprietà del clan) risalgono a questo periodo e precisamente al 1087, quando Yoshikiyo Minamoto, trasferitosi nella provincia di Kai, vicino all’attuale Tokyo, fonda il nuovo clan, il Kai-genji Takeda(Epoca Heian 794-1195). 
Nasceva così il clan Takeda, al cui capostipite lo shogun concesseil titolo ereditario di principe militare con tutti i diritti propri dei vassalli feudali (daymio). 
 
Sebbene le circostanze circa le origini del daito-ryu aikijujutsu prima del 1087 non siano documentabili, è opportuno notare che i membri del clan Minamoto e quindi Yoshikyio, il padre Yoshimitsu, lo zio Yoshiie ed il nonno Yoriyoshi, sono tutti personaggi citati non solo nelle antologie del clan Takeda, ma anche altrove, in testi indipendenti che riferiscono del periodo Heian e che riportano le medesime battaglie e guerre. 
 
Dopo il 1087 si incontrano sia fonti orali che scritte che molto aiutano nella ricostruzione storica della scuola e del clan Takeda. 
Tra le battaglie documentate vi sono quella per il castello di Kanazawa vinta da Yoshimitsu Minamoto il 14 novembre 1087;  
la guerra contro Kenshin Uesugi, daymio di Echino, vinta dal daymio Takeda Shingen nel 1561 al servizio dello shogun Hashikaga; 
 
Takeda Shingen Stendardo di Takeda Shingen 
 
le campagne militari che vedono il clan Takeda al servizio dello shogun Hashikaga contro Oda Nobunaga e Ieyasu Tokugawa, campagne vinte dal daymio Takeda Shingen (1570-1572); 
l’assalto della cavalleria pesante Takeda contro gli eserciti combinati di Nobunaga e Tokugawa, sette volte maggiori in numero, assalto in cui morirono tutti i 15000 cavalieri del clan Takeda che, leali al Bushido (codice cavalleresco del guerriero) rifiutarono di usare le armi da fuoco di cui disponeva invece l’avversario. 
E’ l’epica battaglia di Nagashino-no-Kassen del 21 maggio 1575 (periodo momoyama); 
la caduta dell’ultimo baluardo del clan Kai-Takeda nella primavera del 1582 quando la provincia di Kai è invasa dalle armate combinate di Nobunaga e Tokugawa: il daymio Takeda Katsuyori, sconfitto esegue il seppuku (suicidio rituale) con tutta la famiglia. 
 
Takeda Katsuyori 
 
L’assassinio del daymio Takeda Shingen sulla strada per Kyoto (inverno 1572) segna per taluni storici la fine dell’era Muromachi (1392-1572) dominata dalla dinastia Hashikaga. Questi avvenimenti sono narrati nel celebre film del regista Akira Kurosawa “ Kagemusha, l’ombra del guerriero”, che descrive gli ultimi anni di questa era tracciando la biografia del daymio Takeda Shingen e delle sue campagne militari.  
Le ultime volontà del daymio Takeda Shingen, ormai conscio del destino della dinastia Ashikaga, dettano al nipote, Takeda Kunitsugu, di trasferirsi presso il daymio della provincia di Aizu, Moriuji Ashina, a lui ancora fedele. Qust’ultimo accoglie il reggente Takeda Kunitsugu regalandogli delle terre ed un castello. 
Sarà Takeda Kunitsugu, impareggiabile maestro delle arti marziali di famiglia a continuare il nome del clan Takeda e della scuola nei secoli a venire. 
Da allora il clan Takeda si chiude nel riserbo più assoluto e solo i dignitari superiori del clan Aizu (oltre ai membri della famiglia del clan Takeda) potevano ricevere gli insegnamenti della scuola Takeda in riconoscimento del dono fatto a Takeda Kunitsugu dal daymio di Aizu, Moriuji Ashina. 
Da allora questo ramo del clan Takeda diviene noto con il nome di Aizu-Takeda per distinguerlo dal clan Kai-Takeda. 
Nel 1600 nella battaglia di Sekigahara, Ieyasu Tokugawa sconfigge Hideyoshi ed apre un nuovo periodo che prenderà il suo nome: Periodo Tokugawa, noto in genere come periodo Edo durante il quale, per circa 250 anni, il paese godrà della pace imposta dal nuovo shogun. Uno dei primi editti del suo governo militare (bakufu) è la riconciliazione con tutti i vecchi clan sconfitti nel periodo Momoyama. 
Con la sua riabilitazione politica politica anche il clan Aizu-Takeda si allinea con il nuovo corso e nel 1644, nel territorio di Mutsu, è documentata l’esistenza del dojo principale del clan, il Nishinkan, che le narrazioni dell’epoca avvolgeranno in un alone di mito con cui è stato poi noto per secoli. 
Lo stesso shogun volle che la sua guardia scelta fosse addestrata esclusivamente dal clan Takeda così che, ben presto, molti dignitari del governo Tokugawa vollero istruirsi al Nishinkan, o ricevere istruzione dal clan Takeda direttamente a  Edo. 
Nel 1674 alcuni documenti segnalano che l’influenza del Nishinkan del clan Takeda si è espansa su tutto il territorio d’Aizu, intorno al quale fioriscono molte scuole marziali principali che insegnano esclusivamente ai guerrieri (bushi) del clan Aizu. Si contano 5 stili di scherma, 2 di jujutsu (la famosa Mizu-no-Shinto-ryu e Shinmyoryu) proprie del clan Aizu, più una miriade di scuole private che insegnano anche ai samurai di minor rango: 22 di scherma, 16 di jujutsu, 16 d’armi da fuoco, 14 di estrazione della spada, 7 di tiro con l’arco, 4 di lancia ed 1 di alabarda, falcetto con catena, bastone, lotta con l’armatura senza armi. 
Per due delle scuole citate sorge il divieto di dare dimostrazioni in pubblico. Sono le due scuole segrete del clan Aizu- l’Oshikiuchi (già Aiki-in-yo-ho, poi Daito-ryu aikijujutsu) del clan Takeda ed il Kenjutsu di Misoguchi-ha-itto-ryu del clan Aizu. 
 
Dopo 250 anni di pace e di isolamento dal resto del mondo, la decadenza della classe militare e lo scontento dei clan dell’ovest, che avevano minori privilegi, creano le condizioni per lo scoppio della guerra Boshin (la guerra civile del 1868, che pose fine allo shogunato). 
Leali allo shogunato Tokugawa si schierarono alcuni clan principali, sotto la guida del clan Aizu, mentre quelli dell’ovest, con in testa quello di Satsuma e di Choshu, guidarono la rivolta a Edo (capitale dello shogunato) con l’intenzione di restaurare la dinastia dell’imperatore Meiji, che aveva loro promesso alcuni possedimenti e maggiori privilegi. 
Nel periodo Edo la città d’Aizu-Wakamatsu nel distretto di Aizu era nota per la potenza del castello Tsurugajo, fatto costruire nel 1384 (periodo Ashikaga) da Ashina Nanamori (all’epoca daymio di Aizu) e al tempo della rivolta guarnito dalle truppe del clan Aizu addestrate dal clan Takeda che forniva anche i migliori samurai per la guardia dello shogun. 
Nel 1868 il nerbo delle forze bene resiste alle forze nemiche, contro cui combattono anche due formazioni di giovani Takeda addestrati nell’oshikiuchi (il futuro daito-ryu aikijujutsu): la squadra Byakkottai (tigri bianche)  e la squadra Joshigun (l’una maschile e l’altra femminile, formate entrambe da giovani tra i 15 ed i 17 anni). Quando le armate Meiji si avvicinano al castello Tsurugajo difeso dal daymio d’Aizu Matsudaira Katamori, le due squadre accorrono in suo aiuto. 
Vedendo la struttura assediata ed avvolta dal fumo , pensando così al peggio, commettono l’unico atto degno del bushido (codice guerriero), cioè il seppuku (suicidio rituale). 
Alle porte della città oggi sorge un monumento in memoria dei giovani Takeda suicidi. 
La battaglia, benché ormai persa, continua ancora quattro settimane, ed il castello, che non era in fiamme come avevano creduto i giovani, è ancora in mano agli Aizu-Takeda. 
I superstiti , nell’esempio dell’eroismo delle giovani squadre scelgono di continuare a combattere fino alla morte e, come in passato, le famiglie commettono seppuku così che i loro mariti e padri non debbano preoccuparsi di loro, dato che la sconfitta è inevitabile. 
Quando le armate dell’imperatore entrano nel castello non vi è un sol uomo vivo. In casa del capo clan Takeda trovano 21 donne e bambini morti suicida. 
Terminava così l’egemonia degli shogun. Ma terminava anche un’era, quella dei veri samurai. Inizia infatti il periodo Meiji (1868-1912), il concetto di caste viene stravolto dalla rivoluzione sociale e nessuno può più portare in pubblico le due spade (daisho), lunga e corta, simbolo della classe militare dei guerrieri (bushi) (vedi anche il recente film l’ultimo samurai). 
 
Nessuno poteva più portare il Daisho?  
Pochi anni prima era nato un bimbo: Takeda Sokaku (1860-1943) che all’epoca aveva solo 8 anni. Il padre Takeda Sikichi, discentente della stirpe Takeda nel feudo di Aizu, lo aveva nascosto al sicuro, e ben presto il giovane Takeda oltre a studiare l’arte di famiglia l’oshikiuchi, inizia il suo shugyo (pellegrinaggio di apprendistato) divenendo un vero e proprio Ronin (samurai senza padrone). 
 
Takeda Sokaku Takeda Sokaku a circa 80 anni (1 
 
Studia in tutte le migliori scuole di spada, di lancia e di bastone del paese sino a divenire talmente abile che pur portando in pubblico fino alla morte le due spade, simbolo dell’abolita casta dei samurai, nessuno ebbe mai il coraggio di disarmarlo. 
 
 
 
Takeda Sokaku fu molto criticato per il carattere irascibile e scontroso, per i modi altezzosi ed arroganti e per il disprezzo che pubblicamente nutriva per ilo nuovo ordine sociale. 
La sua figura va però misurata nel contesto di un paese che soffriva d’una profonda rivoluzione, dove valori radicati da millenni nell’animo dei guerrieri (bushi) vennero gettati “alle ortiche” in pochi anni. Essi vedevano il mondo crollare sotto i loro piedi, adeguarsi non era facile soprattutto per le convinzioni morali ed i fori condizionamenti  subiti sin dall’infanzia. Alcuni reagirono. 
Takeda Sokaku (dopo aver rinominato l’arte Daito-ryu aikijujutsu, dall’antico nome di aiki-in-yo-ho + il richiamo ai nomi e  luoghi d’origine dell’arte e del suo clan: il castello di Daito del principe Yoshimitsu Minamoto) fece uscire l’arte dal riserbo e dal segreto secolare in cui si era tramandata, insegnandola a moltissimi allievi.  
Benché analfabeta, teneva corsi e registrava tutto in appositi registri che faceva compilare e firmare direttamente agli allievi (registri conservati presso l’hombu-dojo di Abashiri, Hokkaido) 
 
Il Daitokan (Abashiri, Hokkaido, 
 
con minuziosità impressionante, che oggi ci permette di ricostruire molti eventi dettagliati. 
Ebbe molti allievi importanti: ministri, ammiragli, generali, magistrati, forze di polizia e futuri maestri di arti marziali tra i quali Matsuda Hosaku, Takuma Hisa, Yoshi Sagawa, Yamamoto Kakuyoshi, Taiso Horikawa, Kodo Horikawa, Yoshita Kotaro, Morihei Ueshiba ed ovviamente suo figlio Takeda Tokimune. 
 
Takeda Tokimune (futari dori) Takeda Tokimune (kenjutsu) 
 
Allievi di Takeda Tokimune per oltre 30 anni furono Matsuo Sano (che fu anche uchideshi, cioè allievo interno), Kato Shigemitsu, Arisawa Gunpachi, Suzuki Shimpachi. 
 
 Sano Matsuo Kato Shigemitsu 1999 Arisawa Gumpachi 
 
Alcuni allievi di Sokaku Takeda in seguito crearono scuole proprie, da esso derivano infatti l’Hakko-ryu, l’Aikido, l’Hapkido ed indirettamente lo Shorinji-Kempo (Draeger, Modern Budo). 
Un cenno particolare va a Morihei Ueshiba (1883-1969) che fu allievo di Sokaku Takeda per più di 20 anni (1915-1936). Nel 1922, dopo uno studio assiduo, ricevette il titolo di insegnante di Daito-ryu-aikijujutsu direttamente da Sokaku Takeda.  
 
Ueshiba Morihei Ueshiba Morihei 
 
Ueshiba ebbe un privilegio che non toccò poi a nessun altro allievo di Takeda Sokaku: per un periodo visse insieme al maestro con le rispettive famiglie. Ueshiba continuò a compilare il registro anche dopo il 1922 firmandosi “devoto allievo di Takeda Sokaku, dai-sensei”, egli era il più fedele ed il preferito dei discepoli di Sokaku. Ueshiba fu un uomo eccezionale sia sul piano tecnico, sia su quello umano. Fu un grande maestro di Daito-ryu-aikijujutsu, ma ancor di più un innovatore e quando nel 1942 concepì la sua disciplina l’Aikido vi inserì principi e concetti morali validi universalmente, anche al di fuori delle arti marziali e della cultura giapponese. 
Altro personaggio di spicco nel mondo del daito-ryu-aikijujutsu fu Shiro Saigo (1867-1922), che iniziò giovanissimo a studiare daito-ryu con il padre adottivo Tanomo Saigo (Chikanori Hoshina), eccelso maestro dell’arte ed alto dignitario del clan Aizu, per poi entrare nel Kodokan del professor Jigoro Kano. Fu campione indiscusso della scuola battendo sempre gli avversari, spesso con la sua tecnica preferita: Yama-arashi (ereditata dalla scuola Daito. Draeger, Modern Budo). E’ ancora il regista Akira Kurosawa a narrare, romanzandola, la vita di Shiro Saigo presso il Judo Kodokan. 
 
Saigo Tanomo Saigo Shiro 
 
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